L’acido trifluoroacetico, chiamato anche TFA, è una sostanza chimica utilizzata nell’industria e nei laboratori. Il problema principale è che può rimanere a lungo nell’ambiente ed è difficile da eliminare una volta disperso nell’acqua e nel terreno.

Il TFA è considerato un inquinante persistente, cioè una sostanza che si degrada molto lentamente. Può formarsi anche dalla trasformazione di altre sostanze chimiche, tra cui alcuni pesticidi e gas utilizzati nei sistemi di refrigerazione.

Come si diffonde nell’ambiente?

Il TFA può raggiungere il terreno, i fiumi, i laghi e le falde sotterranee attraverso le piogge, gli scarichi e la degradazione di altre sostanze chimiche.

Una ricerca pubblicata nel 2024 sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology ha evidenziato che il TFA è sempre più presente in diversi ambienti, tra cui l’acqua piovana, il suolo, le piante e l’acqua potabile. Gli autori avvertono che la sua presenza può aumentare nel tempo, perché viene prodotto da diverse fonti ed è difficile da eliminare naturalmente.

Fonte: Arp e colleghi, 2024, The Global Threat from the Irreversible Accumulation of Trifluoroacetic Acid (TFA), DOI: [10.1021/acs.est.4c06189

https://doi.org/10.1021/acs.est.4c06189

Il problema dell’acqua potabile

Uno degli aspetti più preoccupanti è la diffusione del TFA nell’acqua destinata al consumo umano.

Nel luglio 2024, l’organizzazione europea PAN Europe ha pubblicato i risultati di un’indagine su 36 campioni di acqua di rubinetto provenienti da 11 Paesi dell’Unione europea. Il TFA è stato rilevato in 34 campioni.

Questo risultato dimostra che la sostanza era presente in quasi tutti i campioni analizzati. Non significa, però, che tutta l’acqua potabile europea sia contaminata allo stesso modo o che ogni campione rappresenti un pericolo immediato per la salute.

Fonte: PAN Europe, 2024 – TFA: The Forever Chemical in the Water We Drink

https://www.pan-europe.info/resources/reports/2024/07/tfa-forever-chemical-water-we-drink

Quali danni può provocare?

Il problema ambientale è soprattutto la difficoltà di eliminare il TFA. Quando raggiunge le acque e il terreno, può restare presente per molto tempo e può essere assorbito dalle piante. In questo modo, può entrare anche nella catena alimentare.

Per quanto riguarda la salute umana, le conoscenze scientifiche sono ancora incomplete, ma esistono segnali che richiedono attenzione.

Nel luglio 2026, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha aggiornato la propria valutazione del TFA. Sulla base di nuovi studi, soprattutto su animali da laboratorio, ha stabilito un livello di assunzione giornaliera considerato accettabile di 0,014 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. Il nuovo valore è circa tre volte e mezzo più basso di quello precedente.

La decisione è legata, tra gli altri risultati, a modifiche degli ormoni prodotti dalla tiroide negli animali studiati. Mancano ancora dati sufficienti per chiarire alcuni effetti a lungo termine, compreso il possibile rischio di cancro.

È importante capire che questi risultati non dimostrano che l’acqua contenente TFA provochi necessariamente una malattia. Indicano però che è necessario ridurre l’esposizione e approfondire gli effetti della sostanza.

Fonte: [EFSA, 22 luglio 2026 – Valutazione aggiornata del rischio del TFA

Dove è stato rilevato il TFA in Calabria?

Un’indagine realizzata da Greenpeace Italia con analisi di laboratorio su campioni raccolti nel 2024 riporta questi risultati:

| Comune | TFA rilevato |
| — | — |
| Reggio Calabria | 71,6 ng/L |
| Reggio Calabria, secondo campione | 72,6 ng/L |
| Palmi | 158,1 ng/L |
| Lamezia Terme | 61,5 ng/L |
| Catanzaro | 55,7 ng/L |
| Siderno | 60,1 ng/L |

Fonte: rapporto di laboratorio AOF – Adsorbable Organic Fluorine e PFAS, pubblicato nel 2025.

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Che cosa significano questi numeri?

Il nanogrammo per litro (ng/L) è un’unità che misura quantità molto piccole. Per esempio, il valore di Palmi, 158,1 ng/L, corrisponde a 0,158 microgrammi per litro.

Questi dati indicano che il TFA è stato trovato nei campioni esaminati. Non dimostrano, da soli, che l’acqua sia pericolosa da bere, né consentono di stabilire se la contaminazione sia ancora presente oggi. Il rapporto precisa infatti che si tratta di una fotografia limitata, non rappresentativa di tutte le acque potabili italiane.

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Ci sono controlli ufficiali in Calabria?

Nel luglio 2026, il Consiglio regionale della Calabria ha approvato la legge regionale n. 22 del 10 luglio 2026 per rafforzare la prevenzione e il controllo dell’inquinamento da PFAS. La legge riguarda il monitoraggio e il contenimento di queste sostanze negli scarichi idrici.

consiglioregionale.calabria.it

 

Questo è un passo importante, ma non equivale a disporre di una mappa aggiornata e completa dei livelli di TFA nell’acqua potabile di ogni comune calabrese.

Per conoscere la situazione attuale in un comune specifico, occorrono risultati recenti del gestore idrico, dell’ASP competente o dell’ARPACAL.

In sintesi: Palmi, Reggio Calabria, Lamezia Terme, Catanzaro e Siderno compaiono tra i luoghi in cui un’indagine ha rilevato TFA nell’acqua potabile. I dati meritano attenzione, ma non sono sufficienti per concludere che tutta la Calabria sia contaminata o che vi siano danni alla salute accertati nella popolazione.

https://www.efsa.europa.eu/en/plain-language-summary/consumer-health-based-guidance-values-trifluoroacetic-acid

Come si può limitare l’inquinamento?

La soluzione più importante è impedire che il TFA e le sostanze che lo producono raggiungano l’ambiente. Per farlo, è necessario controllare gli scarichi industriali, limitare le emissioni delle sostanze fluorurate problematiche e verificare regolarmente la qualità dell’acqua.

Eliminare il TFA quando è già presente nell’acqua può essere difficile. I normali sistemi di depurazione, infatti, non sempre riescono a rimuoverlo efficacemente. Per questo motivo, prevenire la contaminazione è fondamentale.

Conclusione

L’acido trifluoroacetico è una sostanza utilizzata in diversi processi chimici, ma la sua persistenza rappresenta un problema per l’ambiente. La sua presenza nelle acque, nel terreno e nelle piante è documentata da studi scientifici e richiede controlli più approfonditi.

Gli effetti sulla salute non sono ancora del tutto chiariti, ma le nuove valutazioni europee mostrano che il rischio deve essere preso sul serio. Ridurre le emissioni, controllare l’acqua potabile e prevenire la diffusione di questa sostanza sono passi importanti per proteggere l’ambiente e la salute pubblica.

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