Oltre 530 ettari di territorio forestale coinvolti nei lavori per la costruzione di data center di Google in Finlandia. Alberi abbattuti, terreno modificato e pesanti interrogativi sulle autorizzazioni ambientali.

La vicenda riguarda i progetti di Muhos e Otanmäki. Le autorità finlandesi hanno contestato aspetti delle attività svolte prima del completamento delle valutazioni ambientali. Il 29 ottobre 2026 la polizia ha avviato un’indagine preliminare per verificare possibili reati ambientali.

La risposta di Google? Le scuse pubbliche del responsabile finlandese dell’azienda, Antti Järvinen, che ha dichiarato che la società riteneva di operare nel rispetto della legge, ammettendo problemi nell’interpretazione degli obblighi normativi.

Una spiegazione che lascia inevitabilmente una domanda: com’è possibile che una delle multinazionali tecnologiche più potenti al mondo non abbia compreso correttamente le regole ambientali prima di avviare interventi di questa portata?

Google promuove da anni la propria immagine di azienda innovativa e attenta alla sostenibilità. Ma le dichiarazioni aziendali non cancellano le trasformazioni del territorio né sostituiscono le responsabilità che dovranno essere accertate dalle autorità.

La Finlandia non è uno spazio vuoto a disposizione delle multinazionali. È un territorio fatto di ecosistemi, foreste e risorse naturali. E nessuna azienda dovrebbe poter considerare il rispetto delle norme ambientali un dettaglio da chiarire dopo aver iniziato i lavori.

Le scuse possono arrivare in poche ore. Una foresta, invece, non si ricostruisce con un comunicato stampa.